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Il Ciclocross, disciplina storica

Blog Accademia Nazionale di Mountain Bike

Il ciclocross è nato e si è sviluppato in Europa agli inizi del 1900 come sistema, per i corridori su strada, per rimanere in forma durante l’autunno e l’inverno. In poco tempo è diventata una specialità autonoma, con un proprio calendario (la prima corsa internazionale risale attorno al 1920), propri specialisti e con un forte seguito di pubblico, soprattutto nei paesi del Benelux, Svizzera e Italia.

Oggi ci sono ciclisti che si concentrano solo sul cross mentre molti professionisti su strada e fuoristrada svolgono questa attività per mantenere al top la propria forma fisica in quella che normalmente è una stagione di scarsa attività..

Ciò che rende il cross uno sport unico è che i percorsi contengono ostacoli che costringono i corridori a scendere e correre mentre trasportano le loro biciclette. Per questo motivo, le gare di ciclocross sono divertenti, oltre che tecnicamente e fisicamente impegnative.

Lo sforzo e l’abilità necessarie per competere eleva la forma fisica e porta a grandi miglioramenti quando riprende l’attività delle corse su strada, in primavera. Inoltre questa disciplina migliora le capacità di guida della bicicletta, aumenta la potenza e tonifica il sistema cardiovascolare.*

TECNICA

Le biciclette utilizzate sono molto simili alle bici da corsa: leggere, con ruote sottili, ma più robuste e meno rigide, con pneumatici dotati di tasselli; più o meno pronunciati. Le misure del telaio da ciclocross, a confronto di una bici da strada, sono più compatte. Il movimento centrale è più alto da terra (per evitare meglio gli ostacoli), carro posteriore e forcella anteriore sono più larghe per evitare che il fango blocchi le ruote durante la competizione; per lo stesso motivo vengono normalmente utilizzati freni di tipo Cantilever. Nel 2010 il regolamento ha introdotto la possibilità di utilizzare freni a disco, tecnologia di derivazione mountain bike. Sono inoltre utilizzate corone anteriori con dentatura inferiore a quella normalmente usata nel ciclismo su strada per poter usufruire di rapporti più corti per affrontare più facilmente le asperità del terreno.

ciclo cross.jpg

L’ABBIGLIAMENTO

L’abbigliamento da ciclocross è leggermente differente da quello da strada: solitamente, infatti, i corridori indossano un body aderente simile a quello usato nelle competizioni a cronometro su strada. Questa scelta non è dovuta a ragioni aerodinamiche (nel CX le velocità medie sono inferiori ai 30 km/h) ma per permettere una maggiore libertà di movimento ed evitare che i vestiti si impiglino in rami o rovi.

Le scarpe sono quelle da mountain bike, con attacco a sgancio rapido con piastrina metallica con due o quattro agganci: è necessario infatti sganciare spesso i piedi dai pedali per superare ostacoli, fossi, scalinate, quindi una maggiore possibilità di agganciare il pedale rapidamente è ricercata; bisogna correre per lunghi tratti; la tacchetta in plastica utilizzata nel ciclismo su strada è troppo fragile e funzionerebbe male con il fango.

PERIODI DI ATTIVITÀ

Il ciclocross è uno sport tipicamente invernale, la stagione normalmente va da settembre a febbraio. I Campionati del Mondo si svolgono a fine gennaio.

LE GARE

Le competizioni consistono in circuiti fuori strada, molto brevi (da 2 a 5 km) ripetuti più volte, (su erba, sterrato e con ostacoli) dalle durate variabili secondo le categorie in gara. La distanza della gara non è prefissata: ne viene stabilita la durata dalla giuria, sulla base del tempo dei primi due giri per far durare la gara per un tempo prevedibile. La formula delle gare a tempo (e non su distanza prefissata) è utilizzata anche nel motocross. I percorsi sono generalmente in prati e boschi, con brevissimi tratti in asfalto (solitamente il solo rettilineo d’arrivo), con un fondo e una pendenza continuamente variabili, salite e discese brevi e molto ripide, molte curve angolate e talvolta tratti su sentiero stretto, dove passa una sola bicicletta per volta (il cosiddetto “single-track”, noto ai praticanti del mountain biking).

ciclocross 2.jpg

La caratteristica principale dei tracciati è la loro estrema variabilità: le sezioni (salite, discese, scalinate ecc.) sono brevissime, durano una manciata di secondi, costringendo i corridori a una continua attenzione e a una grande adattabilità. Le scalinate, per regolamento, possono essere affrontate esclusivamente a salire. I terreni sui quali si corre sono: prato, fango, sabbia e asfalto.

Solitamente il percorso è più scorrevole di quello delle gare di cross-country in mountain bike, inoltre vengono evitati i terreni rocciosi o con grandi salti, dato che le bici da ciclocross non sono ammortizzate.

Durante le corse, spesso il corridore è costretto (a causa delle pendenze o della presenza di fango) a scendere dalla bici e superare l’ostacolo a piedi, trasportando la bici in spalla. Solitamente circa il 90% del tracciato è percorribile in sella alla bicicletta.

Durante le gare è permesso cambiare bicicletta e ricevere assistenza tecnica su punti del percorso prestabiliti dalla giuria. Dal 1999 in Coppa del Mondo e nelle gare internazionali è stata introdotta una vera e propria pit-lane: non sono rari i casi in cui un corridore, in condizioni particolarmente critiche, abbia cambiato il mezzo praticamente a ogni giro.

Negli anni i percorsi delle gare di ciclocross sono diventati sempre più veloci, per evitare distacchi eccessivi che rendessero l’esito della gara scontato dopo pochi minuti. L’utilizzo di ostacoli artificiali è la prassi: secondo regolamenti dell’UCI, la loro altezza massima è 40 cm e si possono porre solo due ostacoli successivi. L’altezza è tale da scoraggiare i tentativi di salto (il “bunny hop”) rimanendo in sella al proprio mezzo: lo spirito del ciclocross, infatti, è correre con la bici in spalla.

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