Ci sono componenti della mountain bike che notiamo soprattutto quando non funzionano. Le sospensioni, invece, meriterebbero un’attenzione completamente diversa: sono uno degli elementi che più influenzano il comportamento della bici e, soprattutto, il modo in cui il biker riesce a interpretare il terreno.
Forcella e ammortizzatore non sono semplicemente due componenti che “assorbono le buche”. Lavorano continuamente insieme al telaio, agli pneumatici, alla posizione del rider e alla geometria della bicicletta. Una regolazione sbagliata può rendere una MTB nervosa, poco precisa o faticosa; una regolazione corretta può trasformare completamente le sensazioni sul trail.
Ed è proprio per questo che l’Accademia Nazionale del Ciclismo ha inserito nella propria proposta formativa il Master Workshop su forcelle, ammortizzatori e reggisella telescopici, un corso di alta specializzazione dedicato a entrare nel cuore di questi sistemi.
Nel calendario 2026 il prossimo appuntamento è fissato per domenica 4 ottobre a Milano, presso la sede dell’Accademia. L’appuntamento è preceduto, il 3 ottobre, dal Master Workshop dedicato alla costruzione delle ruote e alla scelta degli accessori.
Non è soltanto una questione di pressione
Quando si parla di sospensioni, il biker medio tende spesso a concentrarsi su poche regolazioni: pressione dell’aria, sag e magari qualche click di compressione o ritorno.
Ma dietro una forcella moderna o un ammortizzatore c’è un sistema decisamente più complesso.
L’olio, i circuiti idraulici, le guarnizioni, le camere d’aria, i sistemi di smorzamento e le differenti regolazioni lavorano insieme per determinare il comportamento della sospensione.
Capire questo funzionamento significa anche comprendere perché due biciclette apparentemente simili possano restituire sensazioni completamente differenti.
E soprattutto significa smettere di considerare ogni regolazione come un tentativo casuale.
Il famoso “click” non è magia
Quante volte abbiamo sentito dire: “Prova a togliere due click di ritorno”?
È una frase molto comune tra biker esperti, ma il problema arriva quando si modifica una regolazione senza sapere esattamente quale effetto si sta cercando.
Una sospensione non dovrebbe essere regolata copiando il set-up di un altro biker.
Peso, stile di guida, terreno, pneumatici, telaio e velocità cambiano il comportamento complessivo della bicicletta.
Per questo imparare a intervenire sulle sospensioni significa innanzitutto imparare a leggere le sensazioni.
La forcella affonda troppo rapidamente? Il posteriore sembra rimbalzare? La bici perde aderenza? Il ritorno è troppo lento? Il sistema diventa poco sensibile sui piccoli ostacoli?
Sono domande molto più utili del semplice conteggio dei click.

Dopo un’estate di MTB abbiamo moltissime informazioni
E qui il corso diventa particolarmente interessante proprio in questo periodo dell’anno.
Dopo una stagione estiva intensa, la nostra MTB ci ha praticamente fornito un test su strada lungo mesi.
Abbiamo affrontato terreni differenti, temperature diverse, discese veloci e sentieri tecnici. Abbiamo probabilmente modificato pressioni, provato pneumatici differenti e sperimentato regolazioni.
Abbiamo anche accumulato sensazioni.
L’inverno e l’autunno diventano quindi il momento ideale per mettere ordine.
Invece di arrivare alla primavera successiva e ricominciare da capo, possiamo utilizzare ciò che abbiamo imparato durante l’estate per capire che cosa vogliamo davvero dalla nostra bicicletta.
Una sospensione va anche mantenuta
C’è poi una questione che spesso viene sottovalutata: la manutenzione.
Una sospensione non è un componente eterno e soprattutto non è immune dall’usura.
Polvere, fango, acqua, lavaggi, contaminazioni e utilizzo intenso sottopongono guarnizioni e componenti a un lavoro continuo.
L’Accademia presenta il Master Workshop proprio come un percorso nel quale forcelle e ammortizzatori vengono analizzati fino al cuore dei sistemi, affrontando ricambi, manutenzioni ordinarie e straordinarie. Il corso è rivolto a un pubblico ampio: dall’appassionato evoluto fino a negozianti, meccanici, apprendisti e responsabili delle riparazioni nei negozi di biciclette.
Questa impostazione è interessante perché sposta il concetto di manutenzione dal semplice “portare la bici dal meccanico” alla comprensione di ciò che realmente avviene dentro la sospensione.
Quando il problema non è la sospensione
C’è un altro errore frequente.
Attribuire alla sospensione qualsiasi comportamento strano della MTB.
Una bici che perde aderenza non necessariamente ha un problema all’ammortizzatore. Potrebbero essere gli pneumatici, le pressioni, la posizione del rider, la distribuzione dei pesi o la tecnica di guida.
Allo stesso modo, una forcella che sembra troppo dura potrebbe non richiedere semplicemente una modifica della pressione.
La diagnosi viene prima della regolazione.
Ed è proprio questo uno degli aspetti più interessanti di una formazione specialistica: imparare a distinguere il sintomo dalla causa.
E il reggisella telescopico?
Nelle moderne MTB il reggisella telescopico è diventato praticamente parte integrante dell’esperienza di guida.
Permette di modificare rapidamente l’altezza della sella e di adattare la posizione del biker alle diverse situazioni del trail.
Anche in questo caso, però, si tratta di un componente meccanico che necessita di conoscenza e manutenzione.
Il suo funzionamento può influire direttamente sulla sicurezza e sulla qualità della guida. Un sistema che non ritorna correttamente, presenta giochi anomali o perde prestazioni non dovrebbe essere semplicemente ignorato.
Il fatto che il Master Workshop includa anche i reggisella telescopici dimostra quanto sia cambiata la concezione della moderna MTB: oggi non si può parlare seriamente di comportamento della bici senza considerare l’intero sistema che mette in relazione rider e mezzo.
Dal biker al meccanico: conoscere significa essere più autonomi
Non tutti coloro che frequentano un corso tecnico vogliono diventare meccanici professionisti.
E non è necessario.
Esiste una fascia sempre più ampia di appassionati evoluti che desidera semplicemente capire meglio la propria bicicletta.
Sapere cosa sta succedendo sotto le mani quando si interviene su una regolazione significa diventare più autonomi. Significa poter dialogare meglio con un’officina, comprendere una diagnosi, riconoscere un comportamento anomalo e soprattutto evitare di modificare componenti delicati senza sapere cosa si sta facendo.
La conoscenza tecnica non serve soltanto per mettere le mani sulla bici.
Serve anche per sapere quando è meglio non metterle.

Un corso che parla anche di futuro
La MTB moderna è diventata tecnologicamente sofisticata.
Le sospensioni sono più evolute, i sistemi idraulici più complessi e le possibilità di regolazione sempre maggiori. Allo stesso tempo, le biciclette vengono utilizzate in condizioni sempre più diverse: trail, enduro, e-bike, bike park, escursioni di lunga durata.
Questo significa che anche la formazione tecnica deve evolversi.
Il meccanico di oggi non può basarsi esclusivamente sull’esperienza accumulata vent’anni fa. Deve conoscere sistemi differenti, aggiornarsi e comprendere la logica che sta dietro alle nuove tecnologie.
Ed è proprio questa la funzione di un Master Workshop: andare oltre il livello della semplice manutenzione ordinaria.
Il 4 ottobre, a Milano, si entra nel cuore della MTB
Il Master Workshop su forcelle, ammortizzatori e reggisella telescopici è dunque inserito nel calendario ufficiale dell’Accademia per il 4 ottobre 2026, a Milano presso la sede dell’Accademia.
È un appuntamento che arriva perfettamente nel momento di passaggio tra due stagioni: l’estate ha fornito al biker chilometri ed esperienza, mentre l’autunno offre l’occasione per fermarsi, analizzare e migliorare.
Ed è forse questa la filosofia più interessante della formazione tecnica.
Non aspettare che qualcosa si rompa.
Non cambiare regolazioni a caso.
Non acquistare componenti nuovi soltanto perché quelli che abbiamo non ci sembrano più sufficienti.
Prima bisogna capire.
Capire la bicicletta, capire il componente e, soprattutto, capire il biker che quella bicicletta la utilizza.
Perché alla fine una sospensione perfettamente regolata non è quella che funziona bene sulla carta.
È quella che permette a quel determinato biker, su quel determinato terreno, di sentirsi più sicuro, più preciso e più libero di godersi il trail.
E questa è una differenza che, una volta imparata, difficilmente si dimentica.











