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Yeti SB130 test

Yeti SB130 full test

Scritto da: Michele Faggiano | | Categoria:

Si sa che quando Yeti Cycles presenta una sua nuova modello di bici vi saranno molti argomenti di discussione tra gli appassionati. Lo scorso anno il marchio del Colorado si è superato dando in pasto agli appassionati addirittura due nuove bici a brevissima distanza l’una dall’altra: la SB130 e la sua sorella "vitaminizzata" SB150. Entrambe ricalcano i nuovi trend più evoluti per le loro geometrie, con due caratteri abbastanza diversi per soddisfare due diverse tipologie di utenti finali: quelli votati alle gare di enduro, tanta manetta e giornate su giornate in bike park e quelli che preferiscono un mezzo più polivalente in stile all mountain con la quale scendere ovunque su ogni difficoltà senza però dover accantonare l’idea di giri epici e lunghi trasferimenti pedalati.

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Come spesso succede, il pubblico dei bikers è sensibilissimo agli occhi dolci di mezzi dalle escursioni abbondantissime e dalle promesse esagerate per cui la SB150 è diventata il modello più chiacchierato e utilizzato nelle comparative con i mezzi più aggessivi di altri marchi sebbene più di qualche voce insinuasse la domanda che molti utenti si sono fatti “non sarà un pò troppo per me ?”.

In effetti molti di coloro che si sono resi disponibili ad un considerevole esborso per aggiudicarsi uno dei due gioielli del Colorado hanno meditato su quale sia la più adatta per un uso non prettamente agonistico e più allround, dopo tutto Yeti indica la fascia di utilizzo della Sb130 come trail-enduro, quindi un range abbastanza ampio per accontentare la quasi totalità dei bikers.

Le due bici condividono geometrie simili per il triangolo anteriore anche se quello della Sb130 è più leggero, questo ci fa capire quanto siano vicine come concezione. La Sb130, come da nome, è concepita per avere 130 mm di escursione posteriore assistita dal noto Switch Infinity, e 150 mm all’anteriore, la "sorellona" aggiunge 20mm sia davanti che dietro.

Rimanendo in ambito 29 pollici la Sb130 dovrebbe soppiantare la 4.5 mentre la 150 si porrebbe al posto della 5.5. In realtà come prestazioni la Sb130 va oltre le capacità della 5.5 per cui i due nuovi modelli compiono un balzo in avanti notevole nelle prestazioni. La casa di Golden inoltre rivela di avere lavorato in fase progettuale sulla Sb5 che rappresentava bene il tipo di bici polivalente che volevano migliorare.

Tornando alla Sb130 essa, come dicevamo, gode di una geometria super moderna, ossia “Low”, “Slack” and “Long”. Questi termini tecnici racchiudono la tendenza degli ultimi anni in fatto di progettazione in maniera più o meno evidente per tutte le tipologie di utilizzo dal Xc alla Dh. Low indica la tendenza ad avere movimenti centrali abbastanza bassi con conseguente trasferimenti di carichi e direzioni molto repentini, Slack, ossia rilassato, indica angoli di sterzo che si chiudono di anno in anno e Long indica che si progettano triangoli anteriori con Reach sempre più lunghi.

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E in effetti già a occhio questa Sb130 risulta lunga: la taglia S che utilizzo sembra più una M a prima vista finchè non ci si sale sopra. Il Reach in questa taglia è di 430mm e abbinato allo sterzo disteso fino a 65,5° contribuisce a incattivire la geometria di questa bici. A queste quote si abbina un Chainstay di 433.2 e un offset della forcella di 44mm, elemento fondamentale che permette ai costruttori di potersi spingere ad angoli sterzo sempre più chiusi senza ulteriormente allungare l’impronta a terra e soprattutto un angolo piantone di ben 77,1°. Questo è un punto fondamentale perchè permette di avanzare il biker ponendolo a distanza corretta dai comandi e garantendo una efficiente pedalabilità a mezzi altrimenti estremi con le vecchie quote del “seat tube”. Il concetto di Yeti è avere un mezzo che come tutti quelli super moderni si guidi in posizione aggressiva abbastanza avanzata per conferire grande grip e direzionalità all’avantreno e alla bici intera.

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Il cuore di tutta la bici resta ovviamente lo Switch Infinity, il sistema di floating pivot proprietario di Yeti in cui l’infulcro principale è forzato a muoversi lungo una traiettoria lineare che cambia di verso in vari tratti dell’escursione della ruota. Dopo anni di funzionamento consolidato, i tecnici di Yeti hanno dotato questi nuovi modelli di uno Shock Extender grazie al quale il sistema si arricchisce di maggior progressività al centro e fine corsa rimanendo però molto sensibile alle piccole asperità. La scelta di una serie sterzo completamente integrata permette di contenere lo Stack e conferire alla bici una più precisa direzionalità.

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Yeti propone due tipi di carbonio per i suoi telai, la versione TURQ ossia la più prestigiosa e la versione C che mantiene le medesime proprietà meccaniche e di rigidità con un aggravio di soli 250gr dovuto alla tipologia delle fibre utilizzate e permette però di risparmiare qualcosa sul costo del telaio stesso. Almeno un modello di telaio C viene comunque proposto con componenti top. Tutti telai Yeti da quest'anno sono garantiti a vita.

Allestimento

Veniamo al modello che stiamo utilizzando e che è la mia personale bici. La componentistica fa parte di un kit disponibile solo in Italia dal nome difatti di Kit Italia proposto dal distributore DSB e costruito attorno al telaio C. L’allestimento in questione è molto interessante e coerente con la tipologia e il valore della bici e spicca rispetto alcuni montaggi di altri brand diretti competitor che a dispetto del prezzi che continuano a salire abbassano incomprensibilmente il livello dei componenti. Il montaggio ha intelligentemente privilegiato il livello del reparto sospensioni prevedendo una forcella Fox Factory 36 Kashima con cartuccia Fit4 e un ammortizzatore Fox DPX2 Factory Kashima.

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La trasmissione, interamente Sram Eagle Gx è stata variata, secondo una mia richiesta, con l’aggiunta una guarnitura in carbonio X1. I freni sono gli affidabilissimi Shimano Xt a due pistoncini con dischi Ice Tech 203mm davanti e 180mm a posteriore (il montaggio di serie prevede due dischi da 180mm). Le ruote sono DtSwiss M1900, con pneumatici Maxxis DHF 2.5 wt davanti e Aggressor 2.3 al posteriore subito latticizzate.

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Il manubrio carbon Yeti da 780mm e 35mm di diametro è abbinata ad un attacco RaceFace Aeffect R 35mmx40mm, le manopole sono Ergon GE1 Yeti Edition. Il Kit Italia in taglia S prevedeva un reggisella Raceface Turbine da 125 mm, i ragazzi di Bike O’Clock di Genova sono stati gentilissimi nel sostituirmelo con un Fox Transfer da 150mm, infine la sella è Wtb Yeti Edition. L'allestimento previsto dal Kit Italia è offerto ad un prezzo al pubblico di €6399.

Per il settaggio iniziale ho voluto partire da quello suggerito dal configuratore del sito Yeti con un sag al posteriore del 30% ottenuto con 198psi nel DPX2 e del 20% per l’anteriore con una pressione di 72psi, per la pressione delle gomme sono partito da 20psi all’anteriore e 23psi al posteriore pesando io 75kg con abbigliamento completo, casco e zaino.

Prime impressioni

Dopo aver regolato leve freno e l’avanzamento della sella la bici è finalmente pronta per il primo giro e il timore riguardo le sue misure un pò estreme è svanito in fretta: la verticalità del tubo sella è molto sensibile e la posizione rispetto ai comandi è avanzata e il cockpit ad una distanza adeguata. Si intuisce subito che la bici si fa pedalare molto bene e, per me, essere ritornato alle ruote da 29” dopo una parentesi con le 27.5” è come tornare a casa. Per quanto riguarda le regolazioni di fino, le pedivelle, proposte su tutte le taglie in misura da 175mm aiutano nel corretto posizionamento dell’avanzamento della sella riportando il ginocchio rispetto all’asse del pedale in modo efficiente. Questa scelta dà anche un piccolo vantaggio in pedalata nelle sezioni molto ripide grazie al rapporto favorevole di una leva leggermente più lunga.

Pedalato

Come si capisce in fretta, si può stare su questa bici per ore e ore, è veramente molto efficiente, cosa che non finisce di sorprendere considerando le promesse di grandi cose in discesa. Il settaggio dell’ammortizzatore così come proposto dalla casa madre è ottimo, il carro accompagna ogni piccolo ostacolo ma al contempo mantiene un gran supporto nella parte centrale al punto che non ho mai sentito il bisogno di chiuderlo anzi preferisco il feeling della trazione nella posizione totalmente Open dove su fondi dissestati e alte pendenze il testimone si mantiene su un margine del 40-50% di corsa da sfruttare, la regolazione alle basse è stata mantenuta piuttosto aperta a 4 clics dal tutto aperto. La posizione avanzata che impone il tubo sella così ripido garantisce sempre una distribuzione del peso sull’avantreno molto efficiente producendo un comportamento stabile e direzionale anche su grandi pendenze e con gradini da superare. La bici risulta sempre semplice e giocosa facendo intuire quella propensione a giri lunghi e vari dove si alternano tratti tecnici ad altri di trasferimento tranquillo così come pensata dai tecnici americani. Ribadisco che non si ha l’impressione di trovarsi su un mezzo con una geometria tanto aggressiva.

Misto

Come appena detto la bici si presta bene a qualsiasi situazione e i tratti misti di pedalato e breve discesa mettono in luce le sue qualità da trail bike, mai ingombrante e con ottime capacità di rilancio. L’abbinamento ruote-pneumatici sembra azzeccata, le DtSwiss M1900 con i loro cerchi da 30mm fanno il loro lavoro come si deve garantendo un ottimo compromesso tra comfort, direzionalità e precisione, forse per un uso enduro race oriented potrebbero risultare un pò poco rigide levando però quella quota di comfort che va più che bene per quasi tutti i riders. L’accoppiata Maxxis risulta buona, l’Aggressor che non conoscevo si sta rivelando un buon pneumatico con un’ottima scorrevolezza e buone doti di tenuta e grip in frenata e non fa rimpiangere troppo una gomma più aggressiva, ovviamente dipende molto dai terreni di utilizzo. Davanti il super noto DHF in versione 2.5 WT non ha bisogno di presentazioni sebbene io abbia sempre amato in maniera totale il suo antagonista, lo Schwalbe Magic Mary in versione Supergravity che ho già a disposizione sebbene prima voglia consumare del tutto il DHF per conoscerlo meglio. A conti fatti quindi la Sb130 mantiene appieno le promesse da trail bike, si pedala alla grande e nei terreni misti risulta agile e facile ai rilanci; inoltre è, con i settaggi corretti, confortevole e poco stancante, cosa basilare per poter programmare tour epici in sella a questa creatura del Colorado.

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Discesa

Anni fa avere performance così elevate sia nel pedalato che in discesa sarebbe stato impossibile, la generazione delle bici di cui la Sb130 fa parte è destinata a spostare i limiti che ci permettono di valutare cosa è possibile o meno. Considerazioni sorprendenti si leggono anche a riguardo della Sb150, con la quale la Sb130 condivide la concezione del triangolo principale, che nonostante sia un mezzo da “coltello fra i denti” sembra riesca ad essere piacevole e discretamente polivalente.

Ho utilizzato in questo periodo la Sb130 sui trails di Sestri Levante, Finale Ligure e di alcune località dell’Appennino lombardo, quindi roccia, terreni misti e fango argilloso. Quando la pendenza è negativa la Sb130 ha tutto ciò che le si richiede e quello che fa lo fa moto bene. Spinge ad andare molto forte e concede subito molta confidenza senza essere una di quelle bici che vanno condotte sempre in modalità “full gas”. La dote che immediatamente spicca è il suo ottimo bilanciamento e la sua direzionalità che fa dimenticare di essere su una 29” aggressiva e slack, a fatto di guidare troppo arretrati. La taratura delle sospensioni così come la propone Yeti è ben bilanciata, la Fox 36 in configurazione Fit4 mantiene un ottima capacità di assorbimento dei piccoli ostacoli conservando un ottimo sostegno nei tratti più ripidi e sugli impatti di maggior entità nonostante le regolazione di base alle basse velocità sia quasi tutta aperta. La mancanza delle regolazioni alle alte velocità in compressione e ritorno non faranno sentire troppo la loro mancanza alla stragrande maggioranza degli utenti; un più aggressivo sag del 15% dovrebbe offrire sufficiente margine anche ai più smanettoni di voi, dopo tutto 150mm di escursione anteriore abbinati alla ruota da 29” restano comunque tanti, fatevi quindi bene i vostri conti se i vostri sogni sono già colorati di turchese ma non sapete che modello scegliere. Il DPX2 non ha mai manifestato alcun tipo di problema e il suo comportamento è sempre stato ottimo abbinato al funzionamento dello Switch Infinity che fa dei 130mm di escursione ottimo uso dando quella proverbiale sensazione di avere a disposizione più travel di quello effettivo.

Forse per un uso più arrembante e su trail molto lunghi si potrebbe desiderare un’ammortizzatore a molla che qualche ambassador del marchio sta già testando con feedback pubblicati su vari canali web.

Ricordiamoci che bici di questo genere vengono concepite per utenti che abbiano almeno idea di come vadano guidate, detto questo la SB130 risulta molto facile purchè si adotti uno stile di guida abbastanza bilanciato sull’anteriore per permettere alla bici di sfruttare tutte le sue doti di direzionalità; se si riesce mantenere questa impostazione essa risulta facile da condurre anche negli spazi ridotti tanto che finora non ho mai rimpianto la mia vecchia 27.5.

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Conclusioni

E’ veramente difficile trovare dei difetti a questa Yeti, essa si candida di diritto a diventare la vostra compagna per molte molte escursioni, sia tecniche che più rilassanti. E’ una bici piacevole da guidare ed è in grado di cambiare carattere se il rider ha tutti gli skills necessari per farla andare forte. Per chi è meno arrembante essa resta facile da condurre, agile e dà grandi soddisfazioni anche ad andature più rilassate.

Se ancora non vi siete tolti il dubbio tra Sb130 ed Sb150 Yeti ha deciso di complicarvi o semplificarvi la scelta proponendo un loro classico, l’allestimento “Lunch Ride” ossia una versione più "peperina" della Sb130 con 136mm di escursione al posteriore e 160mm all’anteriore che i dipendenti della factory usano nelle pause pranzo sui trails di Golden. Per chi fosse appena entrato in possesso della sua nuova Sb130 e anelasse al nuovo setup, i 6mm millimetri aggiuntivi di corsa al posteriore sono ottenibili dallo stesso ammortizzatore semplicemente rimuovendo uno spacer da 2,5 che porta le dimensioni dell’ammortizzatore da 210 x 52,5mm a 210 x 55mm senza alcun esborso così come per la forcella aumentando l’escursione di 10 mm con una semplice operazione (se non siete esperti rivolgetevi ad un professionista).

In Italia il marchio Yeti è distribuito da Dsb Bonandrini sul cui sito (clicca qui) trovate tutti i rivenditori Yeti più vicini a voi. Se avete ancora dei dubbi rivolgetevi a loro oppure approfittate dei test day per provare la Sb130 e la Sb150.

Sul sito Yeti Cycles trovate tutte le informazioni tecniche della Sb130 (clicca qui) e tutte i segreti dello Switch Infinity (clicca qui) oltre a delle bellissime avventure in stile Yeti che contraddistinguono l’immagine del brand americano (clicca qui).

E' bene ricordare che per godere al massimo di questi mezzi sempre più tecnologici è necessario possedere alcune conoscenze tecniche e pratiche di setup e manutenzione del mezzo. Trovate nella sezione Formazione del nostro sito (clicca qui) gli appuntamenti per alimentare la vostra passione e magari trasformarla nella vostra professione del futuro.

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