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La Mountain Bike e l’arte di saper cambiare

Scritto da: Konrad Iarussi | | Categoria:

Per capire come usare la trasmissione (cambio), oltre alla necessaria esperienza, occorre comprendere

  • Il funzionamento tecnico e l’idea che c’è dietro un gruppo cambio;

  • Le condizioni soggettive, come lo stato di forma;

  • Le condizioni ambientali, come il tipo di fondo, sul quale si procede.

COM’È FATTO IL GRUPPO CAMBIO DI UNA MTB

Un gruppo cambio è così composto:

La guarnitura anteriore, che può essere a 3, 2 o 1 corona, il pacco pignoni posteriore, che in una MTB può variare da 7, nei modelli più vecchi, agli 11 che sono lo standard attuale, anche se in giro si vedono già pacchi pignoni a 12 velocità, la catena, i deragliatori posteriore e anteriore (se ci sono almeno 2 corone), cavi, guaine e leve cambio.

Come funziona un gruppo cambio sulla MTB:

Azionando le leve sul manubrio si fa in modo che i cavi che scorrono dentro le guaine spostino i deragliatori anteriore e/o posteriore posizionando la catena su una delle corone e su uno dei pignoni, selezionando in questo modo un rapporto di marcia. Il rapporto di marcia permette di sviluppare, con ogni pedalata, una determinata distanza che è detta sviluppo metrico, cioè il numero di metri che si percorrono con ogni colpo di pedale con quel determinato rapporto.

Come calcolare lo sviluppo metrico:

Per sapere quanta strada si fa con un solo colpo di pedale con una determinato rapporto bisognerebbe calcolarne lo sviluppo metrico, che non è affatto semplice perché richiede di conoscere alcune caratteristiche tecniche della propria bici. Lo sviluppo metrico si calcola infatti con la formula che divide il numero di denti della corona anteriore per il numero di denti del pignone posteriore e moltiplicando il tutto per la circonferenza della ruota. Formula francamente complicata da tenere a mente mentre si pedala. Tuttavia, a parità di circonferenza della ruota, che quella è e rimane, si può semplificare molto la questione e capire quali sono i rapporti duri e quelli invece più agili ragionando sulla lunghezza del rapporto che esce dal calcolo dello sviluppo metrico.

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La scelta del rapporto da usare

Dato lo sviluppo metrico bisogna capire quanti rapporti ha davvero la propria MTB, quali si possono davvero usare e quali invece sono ridondanti e non sono da usare. Come prima cosa bisogna sapere che i rapporti non sono le velocità ma la moltiplicazione tra il numero delle corone e il numero dei pignoni. Mettiamo un pacco pignoni da 11 velocità: con una MTB monocorona avremo 11 rapporti (11×1), con due corone 22 (11×2) rapporti e con una guarnitura tripla 33 rapporti (11×3).

Detto questo, si potrebbe dare per scontato che sia meglio avere le tre corone, ma non è così perché i 33 (o i 22) rapporti sono solo nominali e non sono tutti utilizzabili.

Con la catena sulla corona più grande ed esterna e sul pignone più grande e interno la catena lavora quasi in diagonale rispetto al telaio sottoponendola a sollecitazioni che a lungo andare la rovinano, torcendo le maglie e l’attacco dei denti, tirando la gabbia del deragliatore e portando, prima o poi inevitabilmente, alla rottura di qualche componente. La stessa cosa vale per una configurazione corona piccola più interna e pignone piccolo più esterno: La regola d’oro dell’uso dei cambi in MTB è che la catena dovrebbe lavorare nel modo più lineare e parallelo al telaio possibile.

In linea generale, se la catena è sulla corona più grande ed esterna si usa la metà esterna dei pignoni, quelli più piccoli, e se è sulla corona interna più piccola si usa la metà interna dei pignoni, quelli più grandi. Se la cassetta è tripla, con la catena sulla corona intermedia si possono usare tendenzialmente tutti i pignoni, tenendo conto del fatto che però, data la circonferenza della ruota e il numero di denti di corona e pignoni potrebbero esserci degli sviluppi metrici duplicati e quindi potrebbe essere più vantaggioso usare angoli meno accentuati.

Come usare i cambi in MTB

Se siamo allenati, se la gamba è buona, se il terreno permette un buon grip, non solo in piano ma anche in salita, e se gli pneumatici garantiscono una buona scorrevolezza si può puntare a rapporti più duri, quindi con uno sviluppo metrico maggiore; se invece non abbiamo forza nelle gambe, la salita è con notevole pendenza, c’è poco grip, anche sul pianeggiante come nel caso del fango, o le ruote sono poco scorrevoli, perché abbiamo pneumatici più larghi, fino al caso estremo delle fat-bike, o sgonfi, sarà il caso di puntare su rapporti più agili, con minor sviluppo metrico. Il tutto sempre tenendo presente che più la catena lavora in modo lineare e meglio sarà per la nostra fatica e per l’usura delle componenti meccaniche del gruppo cambio.

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Oggi il ciclismo è molto cambiato e, con l’avvento degli allenamenti basati sui watt espressi, si è capito che si ottiene il massimo rendimento (maggiori watt per periodi più lunghi) utilizzando ed allenando l’agilità. Questo discorso vale sia per la Mountain Bike che per la bici da corsa (basti ammirare le “frullate” di Froome).

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