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CORONAVIRUS, anche il ciclismo si adegua

Scritto da: Konrad Iarussi | | Categoria:

Alla luce delle direttive del DPCM del 9 marzo 2020, è confermata la sospensione delle attività agonistiche in quanto è vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

Distanza di 1 metro

Lo sport e le attività motorie all’aperto sono consentite a patto che sia rispettata la distanza interpersonale di un metro.

Quindi, sebbene non ci sia un divieto specifico alla pratica del ciclismo è bene tenere a mente i 4 consigli importanti:

1 – Riducete la velocità in discesa ed evitate passaggi rischiosi: in caso di infortunio si andrebbero a togliere risorse ad un sistema sanitario già in crisi a causa dell’emergenza Covid-19;

2 – Riducete l’intensità dell’allenamento per non indebolire le vostre difese immunitarie;

3 – Non uscite in gruppo e date preferenza alle sessioni indoor da soli;

4 – Il comportamento di ognuno di noi influisce sulla diffusione o sulla regressione del Covid-19.

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Di seguito l’estratto del DPCM del 9 marzo 2020

Art. 1 - Misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale

  1. Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 le misure di cui all’art. 1 del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 sono estese all’intero territorio nazionale.

  2. Sull’intero territorio nazionale e’ vietata ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici o aperti al pubblico.

  3. La lettera d) dell’art. 1 decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 8 marzo 2020 e’ sostituita dalla seguente: «d) sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Gli impianti sportivi sono utilizzabili, a porte chiuse, soltanto per le sedute di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti, riconosciuti di interesse nazionale dal Comitato olimpico nazionale italiano (CONI) e dalle rispettive federazioni, in vista della loro partecipazione ai giochi olimpici o a manifestazioni nazionali ed internazionali; resta consentito esclusivamente lo svolgimento degli eventi e delle competizioni sportive organizzati da organismi sportivi internazionali, all’interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all’aperto senza la presenza di pubblico; in tutti tali casi, le associazioni e le societa’ sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano; lo sport e le attivita’ motorie svolti all’aperto sono ammessi esclusivamente a condizione che sia possibile consentire il rispetto della distanza interpersonale di un metro;».

Sebbene la bici sia l’occasione di evasione più bella per tutti noi, purtroppo in questo momento richiede qualche accortezza in più. Occorre modificare le proprie abitudini e questo è valido tanto per chi pedala su strada quanto per chi pedala in Mtb.

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Gli addetti ai lavori

Il cicloturismo, secondo gli ultimi dati Isnart Legambiente 2019, pesa 7,6 miliardi.

In tempi di totale incertezza, tra contagi, misure di quarantena e di precauzione, panico e tentativi di sdrammatizzazione, l’impatto del Coronavirus sul comparto già poco sostenuto del cicloturismo può essere massiccio.

Dal punto di vista della comunicazione:

  1. E’ vietato scomparire: il flusso di notizie deve continuare. È bene attenuare l’impatto delle notizie negative non travisando i fatti, ma portandoli nella giusta direzione.

  2. conviene continuare a comunicare i propri valori di base, ribadendo che questi valori sussistono nonostante le circostanze. Si tratta di azioni di comunicazioni tattiche, tese a un obiettivo immediato: rassicurare.

  3. Nel mezzo di una crisi, occorre rivedere il piano di comunicazione, il piano editoriale sui social e sul web ed eventuali campagne pubblicitarie in atto. Approdare sulla homepage di un organizzatore di viaggi in bici che pare ignorare completamente il problema potrebbe rivelarsi un boomerang. La prima cosa da affermare, nei tempi in cui le news viaggiano alla velocità del vento, è che le spiagge non sono più incontaminate, ma che prima o poi torneranno praticabili. Fondare la propria strategia di comunicazione sull’autenticità e non sulle nuvolette rosa è una via da intraprendere a monte, prima di eventuali crisi. Dotare il team di comunicazione di rinnovate risorse è in questo momento utile.

  4. Superato l’apice della crisi occorre mettere in atto una strategia comunicativa di riposizionamento che va in due direzioni: quella di ripristinare la fiducia del viaggiatore e di ricostruire, magari in una rinnovata accezione, l’immagine del brand o della destinazione.

  5. Cooperare: superata la crisi è bene studiare operazioni di co-marketing tra operatori privati e amministrazioni deputate alla promozione di un settore o di un territorio a valenza cicloturistica. Da soli si va meno lontano.

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